Sos Animales difende i cani rumeni

Sos Animales difende i cani rumeni

Ciao a tutti, ragazzi so che il vostro tempo è prezioso, ma vorrei un attimo di attenzione e che andiate a vedere questo sito http://www.petitiononline.com/ropetit/petition.html. E’ un primo passo per tutti coloro a cui piace che si sappia la verità su quanto succede agli animali. Andiamo a fare la nostra manifestazione e a prendere una maglietta e le bandiere di Ninna SOS animales, il silenzio è una tortura in più”.

Ion IliescuCosì suonava, più o meno, una richiesta giunta al vostro cronista attraverso il consueto passaparola tra abitanti di Second Life. A questo punto il sottoscritto, compatibilmente con gli impegni RL, non poteva tirarsi indietro sia perché gli animali mi piacciono e sono contro ogni forma di sfruttamento e violenza ai loro danni (come del resto ai danni di qualsiasi essere vivente), sia perché l’organizzatrice della manifestazione, che doveva prendere il via da Torino Vera nel primo pomeriggio, era una mia fresca conoscenza, Ninah Paine, al cui matrimonio avevamo presenziato io e mia moglie Nunzia Mayo pochi giorni fa come già raccontato.

Così ecco che il vostro cronista si presenta puntuale all’appuntamento nella Piazza San Carlo virtuale di Torino Vera, si arma di bandiera pro-cuccioli e segue un gruppo di agguerriti manifestanti, pronti a protestare affinché il presidente rumeno Ion Iliescu ponga fine immediatamente “allo sterminio brutale e selvaggio dei cani randagi di Bucarest” e implementi “un programma di sterilizzazione e di adozione per gli animali esistenti” come chiede la petizione, ricordando come del resto la stessa stragrande maggioranza dei Rumeni (l’86%) ritenga che la sterilizzazione sia un buon metodo per tenere sotto controllo il numero di cani randagi nelle strade.

Così nessuna sorpresa se all’arrivo dei manifestanti al Costanta Club, la più nota sim rumena di SL, scelta in quanto in assoluto quella con maggiore traffico e dunque con la potenziale maggiore “risonanza mediatica”, la tensione si sia stemperata in sorrisi e qualche invito ad abbandonare gli striscioni per unirsi alle danze da parte degli animatori del locale, mentre gli avventori presenti chiacchieravano tra loro chiedendo informazioni ai “fratelli italiani” sul significato e motivo della manifestazione stessa.

Per una volta, insomma, Second Life ha mostrato che una manifestazione di protesta può anche mantenersi nei limiti dell’educazione e della civiltà da entrambe le parti, senza degenerare in scontri fisici o anche solo verbali e questa, credo, è una bella lezione. Speriamo solo che questa piccola testimonianza possa giovare alla causa, certamente degna, ma che nel frenetico mondo dei media internazionali tradizionali avrebbe rischiato di passare ancora una volta sotto silenzio. Su SL forse non passerà così sotto silenzio, almeno speriamo.

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