I talenti di Second Life

I talenti di Second Life

Morris MerimanNe parlavo qualche giorno fa con Morris Meriman, fondatore di LyMor e owner di Stony Brook Beach, su Second Life riuscite e fare incontri sorprendenti, se appena andate oltre la maschera dell’avatar che avete di fronte. “Come si esce dal solito “lol”, “come butta” etc et, si scoprono un  mare di persone con passioni e interessi straordinari” degli autentici talenti, ci diceva Morris, che in RL fa il regista ed ha alcuni progetti che intende presentare con video streaming, tra cui la presentazione del nuovo disco di una band italiana che il 22 luglio si esibisce sul palco della Torino “reale” e a settembre replicherà in Second Life sulle orme degli U2 o di Irene Grandi.

Ce n’eravamo accorti: da Mirfak Oak a Efisia Dacosta, per non parlare di decine di amici e amiche che ancora dobbiamo presentarvi sulle pagine di Mondivirtuali.it, le nostre chiacchiere ci hanno fatto scoprire un popolo di poeti, imprenditori, artisti, art director, manager ma anche giovani consulenti ed esponenti politici di ogni colore, veri talenti incuriositi dal “nuovo mondo” di SL e tutti avvicinabili a differenza che nella realtà, grazie alla maschera offerta dal proprio avatar. Ma accanto a questo genere di straordinarietà gli alter ego virtuali eternamente belli e giovani di Second Life nascondono anche altre persone straordinarie, che troppo spesso nella realtà sembrano divenire invisibili agli occhi di noi “normali”. Parlo di coloro che quotidianamente lottano contro una malattia fisica o mentale, un disagio che per pudore o eccesso di buonismo non osiamo più chiamare “handicap” preferendo definirne i portatori come dei “diversamente abili”.

E che siano davvero ricchi di abilità se appena andate oltre le limitazioni della loro fisicità (e troppe volte delle nostre barriere mentali nei loro confronti) ne abbiamo avuto testimonianza in modo sorprendente, scoprendo persone in grado di amare e di essere amate, di instaurare un autentico rapporto di amicizia (sì, lo so, in molti ritengono che non sia possibile ma dissento fortemente su questo punto, se non altro perché già anni fa trovai moglie grazie alla comune frequentazione di una chat e dunque so di che parlo, fidatevi o meglio sperimentate voi stessi senza pregiudizi). O anche di chiedere di poter qui sfogare le loro fantasie più nascoste.

Non quelle che noi “buoni” esseri “normali” pretendiamo senza alcun diritto di pensare che abbiano. Ci sono ragazze che hanno perso l’uso delle gambe a seguito di una caduta quando erano poco più che bambine che qui possono camminare, ma anche possono innamorarsi e lasciarsi amare scoprendo chi sappia accettare la loro realtà, non solo il loro sogno. O chi soffre di una malattia rara, che proprio in quanto tale non viene solitamente neppure così bene studiata come altre casistiche (Aids, tumori) che possono rivestire un maggior interesse commerciale per le grandi corporation farmaceutiche mondiali. E che qui, di nuovo, può decidere di essere un angelo al mattino, aiutando i “freebie”, ed un demone la sera, perseguendo unicamente il proprio piacere.

O ancora c’è chi soffre di fobie sociali, di autismo, di agorafobia o di depressione e nella vita reale tende a rinchiudersi in sé stesso, a rifuggire da tutto e da tutti, e magari qui diventa un piccolo imprenditore, un impresario di nightclub e boutiques, l’owner di intere land. Ci sono persone a cui la realtà impone di restare ai margini che qui possono diventare Master o Mistress e dominare, letteralmente, la vita altrui, rivelandosi al tempo stesso tenerissimi e pieni di attenzione o consensualmente crudeli (ma di una crudeltà che appaga il partner, ovviamente). Oppure no, che scelgono di essere escort, e si concedono più volte nell’arco della giornata per riuscire a mettere da parte un po’ di linden e comprarsi l’agognato pezzo di terra e una casa propria, sia pure virtuale.

Grazie a Dio su SL non ci sono, ancora, pregiudizi, barriere, mentalità o moralismi preconcetti. Ecco perché siamo d’accordo con Mirfak Oak quando dice che “molte volte il male è nell’occhio di chi guarda più che nell’oggetto su cui si posa lo sguardo”. A maggior ragione quando parliamo con e di disabili o di malati cronici. Il cui disagio, dovremmo sempre ricordare, non può e non deve impedire loro di godere appieno di tutti i loro diritti, dai sogni all’eros, per giungere ad una piena autorealizzazione.

Come è giusto che possa essere anche per noi “normali”, ovviamente. Solo che “loro” molto più difficilmente ci riescono nella realtà. Allora apriamo gli occhi e cerchiamo la persona dietro la maschera, con tutte le sue abilità così splendide anche quando diverse dalla nostra “norma”: in Second Life possiamo farlo e forse alla fine siamo più noi che dovremmo ringraziare Linden Lab per averci dato questa opportunità, che non i nostri amici. O no?

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